The Witcher Stagione 2, recensione: dimenticate quello che sapete

Il Trono di Spade di Netflix è al secondo passaggio: Gazzetta.it visto in anteprima la Stagione 2 di The Witcher, ed ecco com’è andata.

The Witcher non è come le altre saghe fantasy. Nonostante venga costantemente paragonato a Il Trono di Spade di HBO, l’universo di Andrzej Sapkowski è una bestia che si è vista molto raramente in giro. Per quanto sia pieno di lupi mannari e viverne, questo è un mondo fantasy solo nella misura in cui i mostri e la magia si fondono con le vite dei mortali.

L’eredità della prima stagione —

Le sue storie sono sempre state profondamente radicate in realtà oscure e sporche. Questo era vero per la stagione inaugurale dell’adattamento Netflix dei libri di Sapkowski, ma è ancora più pronunciato nella seconda avventura di Geralt di Rivia. Si nota in particolare se si considera che i suoi momenti più freddi non cancellano i barlumi più tenaci di calore tipici dei fantasy. Ed è proprio questo ciò su cui si incentra la Stagione 2 di The Witcher: la brace ardente della speranza che permette di sopravvivere anche negli inverni più duri.

Chi non ha apprezzato la prima stagione sarà felice di sapere che la storia è raccontata in maniera molto più semplice e ha un buon ritmo fin dall’inizio. La Battaglia di Sodden ha fatto innumerevoli vittime in entrambe le fazioni in guerra, e del resto quella carneficina, una Battaglia dei Bastardi in miniatura, è l’unico vero punto di contatto tra Il Trono di Spade e la prima stagione. Il fatto che questo momento riecheggi nella seconda stagione è più di un semplice modo per riprendere il filo, però. Uno dei temi fondamentali di The Witcher è quanto siano instancabilmente rigidi i suoi cicli d’odio; l’altro è quanto quest’idea sia spazzatura.

Ciri e Geralt —

Distillare The Witcher in un’opposizione binaria è quasi un disservizio alla sua ambizione, anche se probabilmente è il modo più accurato di descrivere brevemente quello che fa girare questo mondo. Tutta la potenza della storia sta nel fatto che questa sia una fitta tela di opposti complementari. Lo stesso Geralt, un assassino di mostri mutante che in teoria non dovrebbe provare sentimenti a causa della sua ostracizzazione dalla società, è probabilmente una delle persone più sentimentali nella serie per via dei legami stabiliti con la sua nuova famiglia. Il “witcher” non è mai stato una professione o una specie di modo per definire un guerriero: è la lente che permette alle sfumature di questo mondo di essere viste con la giusta chiarezza. Questo è vero specialmente se si considera che la stagione due vede Ciri accompagnare Geralt alla fortezza sequestrata di Kaer Morhen, dove la leoncina di Cintra inizia ad affilare i suoi artigli.

Il loro viaggio insieme porta ad un altro punto di opposizione, però. La relazione tra Geralt e Ciri è traballante all’inizio, ma si sviluppa gradualmente mano a mano che la stagione va avanti in una maniera incredibilmente vera per entrambi i personaggi. Ad esempio, dopo aver visto Ciri avere un incubo, Geralt non le offre una spalla per piangere o finge di non averci fatto caso. Al contrario, pronuncia una frase che dimostra brillantemente come la sincerità sia molto più potente della classica risposta per consolare una ragazzina che ha fatto un brutto sogno. C’è anche un piccolo easter egg per i fan di The Witcher 3, qui: il primo di tanti in una stagione basata chiaramente sui libri, ma molto affezionata all’adattamento di CD Projekt RED delle avventure di Geralt per un nuovo medium.

Il trio con Yennefer —

Alla fine di tutta questa tenerezza, comunque, ci sono storie di guerra, oppressione, cospirazione e perdite astronomiche. La situazione critica degli elfi ha le sue radici in un razzismo vecchio di secoli, con dozzine di scene orrende che mostrano la brutalità inesorabile del genere umano. Monarchi fantoccio vengono manipolati da padroni machiavellici che tirano, intrecciano e tagliano a metà i fili a loro piacimento. A prescindere da chi, dove o cosa tu sia, è impossibile che ti faccia strada in questo mondo senza neppure un graffio, a meno che non sia tu a graffiare.

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Lo screen time è orientato naturalmente verso i protagonisti principali della serie, ma è sempre chiaro che il Continente è un posto pieno di individui di minor conto, ognuno con la sua vita, i suoi sogni e i suoi vizi segreti. La scrittura sa quando essere sottile, quando essere affilata e quando essere sensazionale, permettendo a The Witcher di esplorare profondità emotive sconosciute con la celerità, la confidenza e la fluidità con cui Henry Cavill danza tra i mercenari in una tempesta di argento, acciaio e ferocia. A tal proposito, Cavill fa ancora di tutto per dare l’idea di essere nato per questo ruolo, al pari di Anya Chaotra e Freya Allan come Yennefer e Ciri, rispettivamente. La Stagione 2 approfondisce ulteriormente questo aspetto. I tre personaggi sono connessi tra di loro non più soltanto come mezzo per articolare il tema principale della stagione – nella prima era il destino, nella seconda è la famiglia. Ma qui diventa assolutamente chiaro fin dall’inizio come questi tre attori siano nati per recitare in questi ruoli insieme.

Le vere stelle di The Witcher 2 —

Cavill è eccellente come previsto nei panni del burbero Geralt di Rivia, spaziando tra sussurri al cavallo e battute da papà in un modo chiaramente diverso dalla raffigurazione del personaggio nella prima stagione, ma che funziona. La delicatezza e la cura che mostra nei confronti di Ciri sono una parte quintessenziale della sua crescita: tutto quello che fa è una maniera sottile e poco appariscente per rendere più facile legare con lui. Sebbene tu non sappia di essere dalla parte di Geralt, solitamente lo sei, perché – nonostante il fatto che lui non dovrebbe avere niente in comune con nessuno – tutti hanno qualcosa in comune con lui. A parte i bicipiti da 50 pollici e la puzza di urina di cavallo.

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Le vere stelle della Stagione 2 sono Chalotra e Allan, però. Altri personaggi hanno performance fenomenali: Tom Canton come Filavandrel, Eamon Farren ha qualche scena più importante che restituisce un’idea migliore di Cahir e Anna Shaffer è brillante come Triss, sebbene i capelli rossi sembrino più un modo per mettere a tacere i malumori su internet. Oltre a questo, la nuova banda dei witcher a Kaer Morhen consiste perlopiù di amabili zoticoni, con uno chiamato affettuosamente Lambchop in lingua originale che dà ai fan della serie un’interpretazione spiritosa di un amato personaggio.

Le deviazioni dai libri —

Ogni singola scena con Yennefer è però rivitalizzante o disarmante. Inoltre, gran parte dell’arco di Yen è realizzata completamente ex novo per la serie Netflix. Il fatto che gli sceneggiatori l’abbiano gestito con così tanto tatto e rifinitura evidenzia quanto servisse iniettare nuove storie in questo mondo. Allan, al contrario, ha una parte significativamente più grande da recitare stavolta. A Ciri non viene dato molto tempo per “respirare” nella stagione inaugurale, ma qui è possibile vederla iniziare a crescere. La sua relazione con Geralt ovviamente si sviluppa mano a mano, ma quello che è più importante è quanto lei impari su se stessa in questo processo. Ciri è un personaggio che ha sempre avuto molteplici sfaccettature, e Allan riesce a manifestarle tutte in maniera spettacolare.

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Qualcosa di cui i fan più attenti potrebbero lamentarsi è che The Witcher 2 prende qualche deviazione dai libri in più di un’occasione. Senza scendere troppo nei particolari per ragioni di spoiler, gli showrunner hanno preso delle decisioni estremamente audaci molto presto in una serie che ha il potenziale per andare avanti davvero a lungo. Tutti i cambiamenti sono giustificati sulla base di come Netflix sta integrando le sue storie in questo mondo. Del resto, CD Projekt RED ha fatto la stessa cosa con i suoi videogiochi di The Witcher, e quella volta ha funzionato discretamente bene…

Non sapete niente —

Questo porta ad un altro punto molto importante. Tanti di quelli che guardano The Witcher potrebbero aver letto già i libri o giocato i videogiochi, il che significa che sono almeno vagamente familiari con gli obiettivi di questa stagione. Questo è chiaramente un punto che gli sceneggiatori hanno preso in considerazione, perché volevano che la seconda stagione fosse approcciabile per la gente che non conosce la differenza tra un ghoul e un alghoul ma mai troppo accondiscendente nei confronti di chi, invece, sì. Anche qui c’è tanto materiale originale, per cui, se pensate di sapere dove stiano andando a parare… no, non lo sapete.

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Questa stagione alza in maniera significativa i valori produttivi della serie. Le nuove location sono molto più palpabili, in gran parte dei casi, e sembrano completamente inaccessibili nelle rare occasioni in cui dovrebbero esserlo. Anche la regia è una spanna sopra quella del 2019: lo show esibisce regolarmente un’impressionante riservatezza con inquadrature che paiono suggerire jumpscare che non arrivano mai. In altre circostanze – generalmente, nelle sequenze febbrili, da trip mentale – le riprese sono così buone che è quasi difficile restare attenti mentre le scene inghiottiscono quelle che le precedono, una dopo l’altra. È notevole.

Un salto di qualità —

Questo salto di qualità è visibile anche nei combattimenti con i mostri, che forse facevano troppo affidamento sugli effetti speciali nella prima stagione. In The Witcher 2, ci sono regole di ingaggio e una chiara metodologia dietro gli scontri. Oltre alle spade e agli incantesimi, si vedono tutti i passaggi brillanti della preparazione che rendono la premessa di essere uno strigo così affascinante nei libri e nei videogiochi – solo che qui è tutto intelligentemente condensato in una scena di una serie TV. Fondamentalmente, questo è uno show fatto da gente che è molto brava a dimostrare di sapere cosa stia facendo.

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Questo punto in particolare è da tenere a mente per i fan di vecchia data di The Witcher, che potrebbero voler essere la prima persona a criticare ogni passo falso in questo universo. C’è una sensazione che sarà sempre con loro nei primi sei episodi della nuova stagione. Guardare i libri tanto amati venire adattati sul piccolo schermo è sempre strano: personaggi che si pensa di conoscere acquisiscono volti che non si conoscono affatto, ad esempio, e ogni volta che la storia prende una deviazione rispetto alla trama di cui si sapeva tutto a memoria, questo può disorientare. Ma è innegabile quanto sia originale, ambizioso e ispirato il The Witcher di Lauren S. Hissrich. Ogni dubbio viene costantemente smentito, il che è probabilmente è il più grande complimento che sia possibile fare a The Witcher Stagione 2.

Colosso in costruzione —

Seguire questo show è diverso da qualunque altra cosa. È come una manifestazione continua di come qualcosa inizi non appena ne finisce un’altra e del fatto che, per ogni fine, qualcosa di ancora più entusiasmante cominci di conseguenza. Con il successo di Nightmare of the Wolf e l’attesa per The Witcher Blood: Origin, sembra che l’universo di Netflix basato su The Witcher stia guadagnando il potenziale per diventare un colosso del fantasy contemporaneo.

Scritto da Cian Maher per GLHF

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